Casamarciano – Festival Nazionale del teatro – VII edizione – Complesso Badiale di Santa Maria del Plesco – Scenari di Casamarciano

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Casamarciano. È  divenuto uno degli appuntamenti più aspettati, più attesi dal pubblico. Il Festival del teatro di Casamarciano deve molto agli organizzatori di certo, al loro impegno costante verso questo progetto culturale; ma anche alla suggestiva location dove, in uno spazio aperto, si tengono gli spettacoli. Diversi acuti osservatori mettono in risalto questo dato importante dove dei semplici elementi costruttivi, testimoni del passato storico, danno un tocco di mistero, suggestione e senso di accoglienza. Consenso di pubblico per l’iniziativa giunto, ormai, alla VII edizione. Dopo la presentazione di rito della presentatrice Daniela Troisi, vi è stata la proposizione scenica della prima compagnia teatrale in gara; il lavoro portato in scena è stata “ La Giara “ di Luigi Pirandello. Un’ associazione teatrale,  proveniente da Rometta ( Me),  denominata  “ Saro Costantino”, personaggio che era molto noto negli ambienti teatrali locali e non solo. Un attore e poeta che, ricordiamo, ha, al suo attivo, alcune esperienze cinematografiche: “ Il ragazzo di Calabria” dove recita accanto a Diego Abatantuono, la serie tv “ Il capo dei capi”  dove interpretava il ruolo di Genco Russo ed altro ancora. La sua compagnia teatrale “ Compagnia Artistica siciliana” è ancora ricordata con affetto in tutta la città di Messina e dintorni.  “È la prima volta che varchiamo lo stretto “ ha affermato il regista della compagnia,  Nicola Cannata, intendendo, con composta soddisfazione, la possibilità di una  nuova opportunità di confronto in altre realtà culturali. La giara è una commedia in un atto unico del 1916 di Luigi Pirandello ripresa da una sua novella composta nel 1906 pubblicata nel 1909, edita nella raccolta Novelle per un anno nel 1917. La storia rappresentata ripercorre con umorismo molti dei temi cari allo scrittore, tra cui la molteplicità dei punti di vista, i conflitti interpersonali. Sulla scena la proposizione, nella ricca scenografia, di uno sfondo agricolo d’altri tempi, quello tipico che esisteva nell’Italia meridionale, di quelli che non esistono più; allora si viveva di lavoro agricolo ed era del tutto particolare il senso di convivenza e solidarietà; non è che fosse l’ambiente ideale; aveva sì i suoi alti e bassi; ma aveva caratteristiche uniche e storicamente rilevanti. Una civiltà contadina che, con le dovute, azzardate, licenze del caso, potremo elevarla sì al rango di civiltà! prima che l’urbanizzazione, regolare  o meno,  la destabilizzasse alquanto. Per sottolineare  maggiormente,questo aspetto la compagnia ha inserito nel racconto scenico delle gradevoli musiche di colonna sonora, particolari e adatte alla circostanza. A tratti la musicalità e relativa gestualità accompagna la recitazione, la narrazione scenica. L’opera è stata proposta in vernacolo siciliano per dar risalto maggiore all’originalità dell’opera. Molti gli spunti di riflessione dell’opera:  Non di secondo piano la tematica della “roba”, ripresa dal Verismo di Verga: un morboso attaccamento ai beni materiali.

Antonio Romano

 

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