Finalmente è stato aperto il processo per la morte di mio figlio. Io,
l’altro mio ragazzo, Christian, e le due associazioni di familiari e
vittime della strada che ci sostengono abbiamo potuto costituirci parte
civile». A parlare è Carolina Elia, la madre di Alessandro Selvaggio, il
giovane morto il 23 ottobre del 2015 mentre, a bordo di una Vespa
Piaggio, percorreva via Roma nel comune di Villaricca, in provincia di
Napoli. A causa del dissesto del manto stradale, Alessandro perse il
controllo del veicolo, cadde e perse la vita. Per la sua morte è
imputato il responsabile della gestione del territorio di Villaricca
dell’epoca, Francesco Cicala, accusato di imprudenza, negligenza e
imperizia per non aver adottato le misure adeguate per la messa in
sicurezza del tratto stradale.L’apertura del processo arriva a distanza di sei anni da quel terribile
incidente, e dopo ben tre tentativi di archiviazione e sei rinvii delle
udienze. «Abbiamo vinto la prima battaglia», dice mamma Carolina, «ora
dobbiamo continuare a combattere per vincere la guerra».
Al suo fianco ci sono l’Associazione Familiari e vittime della strada e
l’Associazione Mamme Coraggio e Vittime della strada Odv, che hanno
ottenuto di costiruirsi parte civile nel processo. «Siamo soddisfatti
per questo risultato», dice il presidente dell’Associazione Familiari e
Vittime della Strada, Alberto Pallotti, «non è stato facile arrivare fin
qui. Come associazione siamo vicini a tutte le vittime delle strada e ai
loro familiari. Ringrazio il vicepresidente dell’associazione, Biagio
Ciaramella, che sta seguendo il caso da vicino, sul territorio».
Anche il legale dell’associazione, l’avvocato Walter Rapattoni, esprime
soddisfazione: «Arrivare fin qui è stato un lungo percorso», dice, «dopo
un anno finalmente si riesce a iniziare con questo processo. Adesso si
andrà avanti spediti».
La presidente dell’Associazione Mamme Coraggio e Vittime della strada
ODV, Elena Ronzullo, aggiunge: «Prima ancora di essere presidente della
mia associazione, sono la mamma di Luigi Ciaramella che il 31 luglio del
2008 ha perso la vita in un incidente stradale. Sono esattamente
tredici anni che lotto per sostenere le famiglie come la mia,
condannate all’ergastolo del dolore. Per questo ci siamo costituiti
parte civile nel processo per la morte di Alessandro Selvaggio. Ora
finalmente si va al processo, cominciamo a sperare nella giustizia».

Alessandro Selvaggio faceva il portapizze. «Il 18 ottobre 2015»,
racconta mamma Carolina, «al ritorno da una consegna sulla strada di
Villaricca, a causa del dissesto del manto stradale mio figlio ha perso
il controllo del mezzo, è caduto, ha fatto un volo di una quarantina di
metri, che gli ha causato un trauma cranico. Dopo sei giorni di coma, il
23 ottobre Alessandro è morto. Noi familiari veniamo subito condannati a
un ergastolo di dolore, e in più dobbiamo affrontare una dura lotta per
avere giustizia per i nostri cari. Elena Ronzullo e Biagio Ciaramella mi
sono stati molto vicini, mi hanno dato quella lucidità mentale per
capire che non dovevo arrendermi. Ho capito che loro erano la mia ancora
di salvezza e mi sono aggrappata. Entrambi, come me, hanno perso un
figlio sulla strada, Luigi, e quindi possono capire il dolore che sto
vivendo. Insieme possiamo far sì che questa battaglia serva in futuro
anche per le altre vittime della strada, che purtroppo ci sono ancora.
La legge dell’omicidio stradale deve essere rispettata, è necessario che
ci siano pene esemplari. I nostri giovani non devono più perdere la loro
vita su quel maledetto asfalto. Lotterò fino alla fine, insieme alle due
associazioni che mi sostengono, per avere giustizia».
Per Biagio Ciaramella, vicepresidente dell’Associazione Familiari e
Vittime della Strada, l’inizio di questo processo è un segnale
importante. «Se quella strada non fosse stata dissestata», dice,
«Alessandro forse oggi sarebbe ancora qui con noi. Così come, se la
strada che stava percorrendo mio figlio non fosse stata dissestata,
anche lui sarebbe qui. Noi, purtroppo, combattiamo da tredici anni per
la sicurezza stradale. Abbiamo presentato denunce in vari tribunali per
le strade piene di buche e cerchiamo di fare in modo di non far
succedere quello che è successo a nostro figlio anche agli altri. Queste
tragedie», aggiunge Ciaramella, «portano sempre una concausa, una buca,
un palo, la scarsa visibilità, le strisce pedonali, eccetera. Come
associazione siamo orgogliosi si stare vicino alla famiglia di
Alessandro, perché oltre questa tragedia oltre che loro è anche nostra.
Anche noi siamo ancora a processo dopo 13 anni. Il problema della
sicurezza del manto stradale è molto diffuso, purtroppo. Il Comune di
Villaricca non è l’unico che non ha rispettato il codice della strada
per quanto riguarda le buche. Basta viaggiare per le nostre città per
capirlo. Le buche possono causare incidenti. Questo processo lancia un
campanello d’allarme per la cittadinanza. Come associazione, tempo fa
abbiamo lanciato la campagna “S.O.S. Buche in Italia”: chiunque poteva
segnalare con un messaggio su Whatsapp, al numero 3281279114, le strade
interessate da buche e voragini. I comuni devono essere più attenti alla
manutenzione stradale. Incidenti come quelli accaduti ad Alessandro e a
mio figlio possono essere evitati».

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10 Novembre 2021